Sul non-attaccamento e l’impermanenza

Dall’attaccamento sorge il dolore, dal dolore viene la paura. Per colui che è totalmente libero, non c’è attaccamento, non c’è dolore, non c’è paura.

Buddha

Siamo esseri umani e nel corso delle nostre vite abbiamo moltissime cose da imparare.
Nasciamo, sviluppiamo una personalità, sperimentiamo l’esistenza a modo nostro ogni giorno.
C’è chi vive senza porsi domande, chi invece è alla ricerca continua di risposte.
Tutti, comunque, soffriamo quando qualcosa ci viene tolto, quando qualcosa cessa di essere.
Proviamo dolore se una relazione finisce, quando qualcuno muore, se perdiamo qualcosa o se le situazioni cambiano davanti ai nostri occhi.
Non sei più quello che eri” diciamo. “Sei cambiato, non sei più la persona che conoscevo” recriminiamo agli altri.

Siamo soggetti all’impermanenza: tutto muta e niente rimane com’è, o com’era.
Per quanto perfetto possa esserci sembrato, per quanto desiderassimo che durasse in eterno, abbiamo sempre saputo che così non poteva essere.
Panta rhei, tutto scorre. Non puoi entrare due volte nello stesso fiume.
Ogni cosa è in costante e continuo cambiamento: noi, le persone, la natura, il mondo.
É così che funziona, tutto cambia e cambierà.
Questa è la realtà delle cose.

In fin dei conti questa verità è sempre stata lì, nella nostra tasca.
Eppure ci meravigliamo ogni volta, come se fosse un evento del tutto inaspettato.
Ci attacchiamo con le unghie e con i denti a ogni cosa: alla felicità, al dolore, agli amici, agli amanti.
Abbiamo la pretesa che tutto resti invariato.
L’attaccamento è la nostra felicità, quindi siamo destinati a soffrire.

Puoi leggere anche:   Guida all’introversione: come sopravvivere in un mondo creato per gli estroversi

Possiamo scegliere, però, di praticare il non-attaccamento.
Accettare le nostre parti scomode e oscure, perché ci sono e non vedono l’ora di essere finalmente guardate dritte negli occhi. Non c’è nulla di male in loro, vanno solo integrate con tutto il resto.
Accettare gli impulsi più bassi, perché non possiamo passare una vita intera a fingere che non esistano solo perché ci hanno detto che sono immorali e sbagliati.
Assumersi la responsabilità di essere anche questo, per poi far emergere il lato più luminoso.
Lasciare da parte l’Ego.
Luce e ombra, senza giudizio sull’una e sull’altra.
Come posso distaccarmi dalla gelosia se la reputo una cosa sbagliata e la reprimo?
Come posso lasciarla andare se prima non la accetto?

Solo dopo tutto questo le cose del mondo saranno meno importanti.
La scalata parte dal fondo per arrivare verso l’alto, non c’è altro modo.

Che non-attaccamento non è distacco, ma amore non condizionato dalla paura di perdere.

Se ti va condividi il post su:

guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments